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Sole e salute - A fior di pelle

Redazione Occhi
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30 giugno 2026
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Sole e salute - A fior di pelle

Tutto quello che c'è da sapere per una protezione efficace.

Davanti allo scaffale dei solari l'istinto ci porta a scegliere il numero più alto: un 50 sembra meglio di un 30. Ma il numero conta meno di come lo usiamo e di che pelle abbiamo.

Nessuna crema protegge al 100%.

SPF sta per Sun Protection Factor, il fattore di protezione solare: dice quanto più sole può prendere la pelle protetta prima di arrossarsi, rispetto a quella senza crema. Riguarda soprattutto i raggi UVB, gli ultravioletti che bruciano in superficie e provocano la scottatura.

Un SPF 30 blocca circa il 97% degli UVB, un 50 il 98%, e i 100 venduti fuori dall'Europa arrivano al 99%. Ma attenzione: raddoppiare il numero non raddoppia la protezione, la differenza reale è di appena un punto percentuale. Un fattore più alto può dare un falso senso di sicurezza e farci restare al sole più a lungo, fino a scottarci quando ci crediamo protetti.

Ma la pelle andrebbe protetta anche dagli UVA: non scottano subito, attraversano nuvole e vetro dell'auto, penetrano più in profondità e col tempo contribuiscono a macchie e invecchiamento. Per questo in etichetta va cercata anche la sigla UVA dentro un cerchio.

Ne usiamo troppo poca.

La protezione solare va rimessa ogni 2 ore e dopo aver sudato. Per il viso servono almeno 2 dita piene di crema, 6 cucchiaini per il corpo. Un errore comune è confondere "resistente all'acqua" con impermeabile: in acqua protegge solo per un tempo limitato. Per questo va riapplicata appena usciti dall'acqua. Se ne mettiamo troppo poca, anche un 50+ protegge molto meno di quanto il numero lasci pensare.

E il tubetto avanzato dall'estate scorsa? Meglio sostituirlo. La durata dei solari dopo l'apertura è indicata da un vasetto aperto con una scritta come "6M". Ma il caldo della spiaggia o dell'auto degrada i filtri anche prima.

La pelle dei bambini.

Nei bambini la barriera cutanea è ancora in fase di sviluppo: la pelle è più sottile, si difende meno. Le scottature dei primi anni passano in pochi giorni, ma lasciano una traccia che si somma nel tempo e che può aumentare il rischio di tumori della pelle da adulti.

Sotto i 6 mesi il sole diretto va evitato: vengono prima l'ombra, i vestitini leggeri ma coprenti e il cappellino, e, se serve, si usa una crema a filtri minerali pensata per loro. Nei bambini più grandi il solare ci vuole, ma non basta da solo: va riapplicato spesso, dopo il bagno o se sudano, e nelle ore più calde è meglio l'ombra. Non solo in spiaggia: sabbia e acqua riflettono i raggi, ma la pelle prende sole anche in giardino, al parco o in città.

Farmaci, terapie e sole.

Ci sono momenti in cui il solare non si sceglie solo in base al numero: conta la pelle che abbiamo davanti e il momento che quella persona sta vivendo.

Diversi farmaci comuni possono rendere la pelle più sensibile al sole senza che lo si sappia: tra questi alcuni antibiotici, certi antinfiammatori, i trattamenti ormonali. A chi segue una terapia suggerisco di parlarne con il proprio medico o farmacista. Anche le cicatrici recenti vanno protette con un filtro molto alto per almeno 12 mesi, perché possono restare scure a lungo.

Durante le cure oncologiche si può comunque vivere l'estate, ma con più attenzione: aiutano un 50+ ad alta tollerabilità, anche con filtri minerali, e l'ombra nelle ore centrali. La zona trattata con radioterapia resta più fragile e sensibile al sole, e va protetta per i tempi indicati dall'oncologo.

L'abbronzatura sbiadisce, ma il segno del sole resta e si somma, estate dopo estate, a ogni età. La pelle ha memoria: come sarà tra vent'anni dipende anche da come la proteggiamo oggi.

Per approfondire un tema o contattare la Dottoressa Erica Pontarollo puoi scrivere a: [email protected]

La rubrica "A fior di pelle" è a cura della Dottoressa Erica Pontarollo, farmacista ed estetista oncologica APEO.

Pove Estetica e Salute: www.esteticasalute.net

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