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Indifferenza. Un modo sicuro per distruggere la collaborazione.

Sebastiano Zanolli
Sebastiano Zanolli
27 febbraio 2026
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Indifferenza. Un modo sicuro per distruggere la collaborazione.

Parliamo di epidemia di solitudine. Ma credo sia fuorviante. Non siamo più soli di prima. Abbiamo colleghi, team, meeting infiniti, chat di gruppo che non si fermano mai. Eppure per tanti qualcosa si è rotto. Il problema oltre all’essere soli è essere presenti ma non visti.

Esserci ma non contare. Partecipare ma rimanere trasparenti.

La solitudine nasce dalla mancanza di persone. L’invisibilità nasce dalla presenza di persone che ti ignorano.

È la differenza tra una casa vuota e una casa piena di gente che fa finta che tu non esista. La seconda fa molto più male.

Ho avuto un capo che usava l’arma della disattenzione totale. Non ti considerava più se riteneva non fossi più all’altezza. Non rispondeva alle tue mail. Nelle riunioni, era come come fossi trasparente.

Risultato? Le tue performance crollavano e prima o poi mollavi. Colpiva chiunque non aderisse al suo pensiero ed era molto più doloroso di un confronto diretto.

L’invisibilità ferisce più del conflitto.

Ma non succede solo dall’alto verso il basso. Colleghi che si coalizzano per escludere qualcuno dalle conversazioni. Team che ignorano le proposte di un membro “scomodo”. Collaboratori che fanno muro verso chi non appartiene al loro gruppo. E sì, capita anche dal basso verso l’alto con dipendenti che rendono invisibile il capo che non gradiscono. Ovviamente è più raro, data la sproporzione di potere e più pericolosa come strategia.

È chiaro il male che stiamo facendo?

Il manager che risponde sempre via mail invece che di persona. Il collega che ti esclude dalle chat informali. Il gruppo che smette di salutarti. Molti lo fanno inconsapevolmente, credendo di “gestire meglio le relazioni” o “mantenere le distanze professionali”. Così si castra la collaborazione sul nascere. Perché collaborare significa vedere l’altro, riconoscerlo, dargli spazio. L’invisibilità è l’opposto della collaborazione.

Alcuni campanelli d’allarme per capire se stai diventando invisibile, se:

  • Le tue idee vengono sistematicamente ignorate o attribuite ad altri.
  • Non vieni più invitato a meeting “informali” ma decisivi.
  • I tuoi messaggi ricevono risposte monosillabiche o tardive.
  • Evitano il contatto visivo durante le conversazioni.
  • Le tue richieste di feedback rimangono senza risposta.
  • Vieni escluso dai progetti più interessanti senza spiegazioni.

L’invisibilità è un’arma potentissima. Non lascia tracce. Non può essere contestata. Fa sentire la vittima come se fosse colpa sua. È socialmente accettabile.

Trasformiamo colleghi in numeri, collaboratori in funzioni, persone in sistemi. E poi ci stupiamo se la collaborazione non funziona. La domanda non è: “Sono solo?” Ma: “Sono invisibile? E sto rendendo invisibile qualcun altro?” Riconoscere è il primo passo per cambiare.

E cambiare significa ridare volto al lavoro, una persona alla volta.

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L'autore

Sebastiano Zanolli

“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.