“Beati miti, perché erediteranno la terra”
Gianni Zen
30 gennaio 2026“Più educazione, meno repressione”. Così il card. Parolin a margine di un recente evento, a proposito dell’accoltellamento di un ragazzo a La spezia, e di altri episodi di violenza. Come quello di Romano d’Ezzelino. Quasi una richiesta di prudenza rispetto all’ennesimo decreto sicurezza in arrivo.
“Più sicurezza? Io direi più valori, più educazione, per aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anzitutto le cose positive, a non lasciarci trascinare. Certo, ci vogliono anche delle misure di sicurezza, ma non sono sufficienti”.
Insomma, la sola deterrenza non basta perché il disagio che stanno vivendo molti ragazzi è reale, anche se poco conosciuto. A scuola lo conosciamo bene. Comprese alcune specifiche sofferenze e fragilità, cioè gli stati d’ansia e gli attacchi di panico. In aumento.
Ma sono fragilità che anche le famiglie ben conoscono. E che non sempre riescono a gestire. Ma i limiti del vivere odierno a volte non le aiutano ad affrontarli. Pensiamo alla vita frenetica, al lavoro sempre più tirato, ai pochi spazi di dialogo in famiglia, alla carenza di luoghi educativi per i figli. Gli oratori ed i centri giovanili di un tempo sono solo un ricordo. E lo sport non è più inteso come mero divertimento, gusto dello stare insieme, ma sempre più, sin da piccoli, come prestazione, performance. Intendiamoci, lo sport aiuta, come aiutano le esperienze degli scout e le pratiche sportive. Ma dovremmo sempre chiederci, nel praticarle, se sono fini o mezzi.
Ecco la domanda centrale. Che riguarda ogni esperienza di vita.
La cultura del rispetto, di cui ha parlato il ministro Valditara, commentando l’ennesimo pacchetto sicurezza, parte da questa domanda. Cioè non basta la sola deterrenza, non bastano i divieti, senza un pensiero positivo che porti ad una cultura della speranza. Quella che ti mostra anche il senso del limite, che ti dice che la violenza non può trovare giustificazione.
Che cosa fanno e pensano gli adolescenti, vedendo e sentendo cosa sta avvenendo nella geopolitica mondiale oggi? Quanti confessano le proprie tensioni solo sui social?
Viviamo in un tempo di paura. Non solo per l’episodio di Romano d’Ezzelino, o quello di La Spezia. Ma anche per quello che sta avvenendo in mezzo mondo.
Viviamo in un tempo di paura, di discordia, di violenza.
Non c’è compassione per l’altro, per gli altri.
La nostra è una società meno libera oggi. Aggravata da un uso dei social come sfogatoio, dove certe opinioni senza una competenza di fondo pretendono di dire qualsiasi cosa, su ogni cosa.
A che servono la scuola e l’università se ciascuno pretende di annullare il concetto di conoscenza, la fatica dello studio, il cammino di ricerca, la stessa idea-guida di verità?
L’aggressività di certi politici e le baby gang non adottano forse uno stesso criterio? E’ possibile che per risolvere un problema la prima risposta sia la violenza sull’altro e sugli altri?
Oggi prevale la logica distruttiva.
A noi tutti spetta la responsabilità di una parola buona, di comportamenti “miti”, perché si torni ad un vivere sociale positivo.
È un invito anche a quelle famiglie di un quartiere di Palermo che hanno denunciato un oratorio perché i bambini, giocando a calcetto, facevano un po’ di rumore. Così va il mondo oggi.
O a quelle giovani coppie che, per il loro matrimonio, hanno chiesto ai propri invitati di lasciare a casa i bambini piccoli, “per stare un po’ tranquilli”. Meglio con commentare.
“Beati miti, perché erediteranno la terra”. Chi sono i “miti” oggi e cosa vuol dire che “erediteranno la terra”? Ad ognuno la responsabilità di una risposta.
Gli adolescenti ed i giovani oggi sono pochi. Politicamente contano poco. E ce ne accorgiamo solo per alcuni episodi negativi. Per il resto sono degli invisibili. Ad esempio ci accorgiamo che se vanno o scappano all’estero quando se ne sono già andati.
Forse qualche pensiero nuovo dovrebbe spontaneamente sorgere in ciascuno di noi.
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L'autore
Gianni Zen, laureato in filosofia, ha dedicato la sua vita professionale alla scuola, prima come docente e poi come dirigente scolastico in importanti scuole del vicentino quali l’Istituto Rossi di Vicenza e il Liceo Brocchi di Bassano. Sotto la sua guida il liceo bassanese ha conosciuto una crescita repentina fino a diventare il secondo istituto d’Italia per numero di ragazzi frequentanti. Persona estremamente attiva, è da sempre sostenitore di una grande riforma del mondo della scuola. In “Spazio Zen” dirà la sua su temi di attualità legati al mondo della scuola e del lavoro.