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AI Agent: alleati intelligenti nel mondo digitale

Aldo Benato
Aldo Benato
29 gennaio 2026
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AI Agent: alleati intelligenti nel mondo digitale

Hai mai desiderato un assistente personale che non dorme mai, impara in continuazione e può svolgere per te compiti anche complessi, su internet o dentro le applicazioni digitali? È proprio qui che entrano in scena gli AI Agent, i nuovi protagonisti dell’intelligenza artificiale.

Cosa significa “AI Agent”?

AI Agent è l’abbreviazione di Artificial Intelligence Agent, cioè “agente di intelligenza artificiale”. Si tratta, in sostanza, di un software capace di muoversi dentro un contesto e di interpretare ciò che accade, raccogliendo informazioni dall’ambiente digitale e, talvolta, anche dal mondo reale tramite sensori o dati esterni. Su questa base valuta alternative, prende decisioni operative ed esegue in autonomia una sequenza di azioni orientate a un obiettivo.

La differenza rispetto a un chatbot è rilevante: il chatbot conversa e produce risposte; un AI agent può pianificare attività, interagire con strumenti e servizi (come calendari, email, CRM, gestionali o piattaforme cloud) e adattarsi in base agli esiti delle azioni svolte.

Dove vengono usati gli AI Agent?

Gli impieghi utili sono già numerosi e crescono rapidamente. Nella vita personale possono supportare la produttività, ad esempio gestendo email, promemoria, appuntamenti, prenotazioni e organizzazione di documenti o viaggi. In ambito educativo aiutano come tutor personalizzati, adattando spiegazioni ed esercizi al livello dello studente e facilitando traduzioni e riassunti. Nel customer service assistono nella gestione di richieste e ticket, offrendo supporto di primo livello e aggiornamenti sullo stato delle pratiche. In cybersecurity possono monitorare eventi anomali e contribuire a risposte rapide agli incidenti, con controlli adeguati. In azienda, infine, sono impiegati nell’automazione: ricerche, report, bozze di contenuti, analisi di documenti e dati, fino al supporto tecnico e alla documentazione.

Quali sono i rischi?

Come ogni tecnologia potente, anche gli AI Agent presentano criticità da conoscere e governare. Se gli obiettivi sono formulati male o mancano limiti e supervisione, possono avviare azioni indesiderate. Inoltre, un’eccessiva delega può ridurre la nostra capacità critica e decisionale, soprattutto dove serve giudizio umano. La privacy è un tema centrale, perché spesso trattano dati personali come email, calendari e documenti; senza regole chiare su accessi e conservazione, aumentano i rischi di esposizione o uso improprio. Va considerato anche il rischio di bias, con risultati distorti o discriminatori.

Un invito alla consapevolezza

Gli AI Agent non sono una scorciatoia automatica e sicura alla complessità: sono strumenti avanzati che possono aumentare in modo significativo efficacia e velocità ma che devono essere guidati con competenza e con criteri chiari. Il punto, quindi, non è delegare di più, ma delegare meglio: stabiliamo cosa l’AI agent deve fare e cosa non deve fare, verifichiamo gli output, minimizziamo i dati personali e interveniamo quando serve. Lasciamo che l’intelligenza artificiale ci supporti, ma non che prenda il nostro posto. Impostiamo pure il pilota automatico, ma non abbandoniamo mai il posto di guida.

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L'autore

Aldo Benato

Aldo Benato è un avvocato specializzato nella gestione e tutela dei dati personali e aziendali e in materia di criminalità informatica. Avvocato presso il Foro di Treviso e Data Protection Officer certificato ai sensi della norma UNI 11697, si occupa da anni di diritto e informatica e ha maturato una consolidata esperienza in materia di privacy & data protection, criminalità informatica e diritto della Rete. Parallelamente, matura una forte esperienza nel settore della formazione per scuole, aziende, professionisti e Forze dell'Ordine. Recentemente ha scritto il libro "Dizionario del Web - La guida per capire" (www.dizionariodelweb.it), uno strumento pensato per aiutare a sfruttare il web e la tecnologia con maggiore consapevolezza.