CULTURA

La compassione non è più di questo mondo

Gianni Zen
Gianni Zen
29 luglio 2026
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La compassione non è più di questo mondo

Penso capiti a tutti, di tanto in tanto, di trovarsi in attesa di una visita medica, o in fila in farmacia o a prendere il pane, e assistere a comportamenti che definire “nervosi” da parte dei presenti è dire poco.
Certi giudizi taglienti, comprese insofferenze, ad esempio, per le criticità della sanità, sono considerati normali episodi. Qualcuno interviene invocando la calma, altri invece sembrano divertirsi a rincarare la dose.
Insomma, mi pare di notare da qualche tempo l’aumento di una certa soglia di reciproca sopportazione.
In alcuni casi, addirittura, una rabbia mista a intolleranza che, data l’età, non ricordavo da tempo.

Mi ha colpito di recente un episodio in ospedale, con un bambino che piangeva durante una visita in un ambulatorio, e pazienti, per lo più anziani, che si permettevano di protestare per dieci minuti di ritardo sulla tabella di marcia delle prenotazioni. Mentre i più giovani erano, in questo episodio, più ragionevoli. Ma forse sarà stato un caso.
Sono intervenuto invitando alla comprensione, visto il caso, ma dallo sguardo si è ben capito che la compassione non è più di questo mondo.

Ovviamente non si fa di tutta l’erba un fascio, ma anche pochi episodi non possono essere lasciati scivolare via. Capisco passare davanti, con disinvoltura, in panificio, ma un po’ di gentilezza, nel caso di un'urgenza, non guasterebbe.
Più in generale trovo diffuso uno scetticismo un po’ su tutto, condito di logica del sospetto a prescindere. Senza dimenticare le battute infelici, memori del Covid, sull’Hantavirus, cioè l’hantavirosi causata da una famiglia di virus e sul suo possibile contagio interumano.
La violenza di certe parole, resa glamour da un certo uso dei social e da alcune trasmissioni televisive, oggi è pane quotidiano. Per non parlare della politica.

Non mancano episodi di violenza, con immagini che non lasciano scampo, e pubblicità martellanti per dotare le nostre abitazioni di dispositivi di sicurezza totale. Come se vivessimo nel Bronx.
Non viviamo oggi in una società capace di un minimo di fiducia reciproca. Il Censis ogni anno fa il contropelo alla società italiana anche su questi aspetti.
Che siano la crescente solitudine, lo scenario internazionale, i comportamenti alla Trump, le difficoltà economiche, le insicurezze varie, reali o percepite: tutto fa brodo.

Le giovani generazioni, se ci fermiamo a parlare con loro, sentono invece l’assoluta necessità di guardare con fiducia all’avvenire. Ma purtroppo rimangono spesso delusi, come dimostra l’alto tasso di trasferimento all’estero. Oltre i confini del nostro Paese cercano in fondo un ambiente meno chiuso, meno timoroso, più aperto, che sappia riconoscere il merito e l’impegno.
Ma non è incoraggiante, per chi resta, vedere tanti coetanei che se ne vanno, impoverendo il nostro tessuto sociale.
In gioco è la qualità del nostro vivere sociale, compresa la percezione di un comune destino come Paese in questo nostro tempo.
Per cui, educarci tutti, adattandoci a una logica della comprensione, è sempre un valore fondamentale. Piccoli e grandi.
Già tra gli adolescenti sappiamo che ci sono quelli che fanno fatica a gestire una rabbia che dice l’incertezza del loro crescere nel mondo di oggi. Il quale ha molti meno punti fermi rispetto alle generazioni precedenti.
Anche governare i propri impulsi è un impegno non da poco. Per ogni età della vita. Che sia un problema, un po’ per tutti, visti certi episodi, quella che un tempo si chiamava “educazione affettiva”?

Partire, dunque, dai quotidiani comportamenti. E dalla responsabilità, da parte degli adulti, di offrire anche una gestione delle proprie fragilità con equilibrio e ponderazione. Gli adolescenti e i giovani ci guardano, ci annusano, e capiscono se si possono fidare di noi da come ci comportiamo. Non dai facili proclami.
Comunichiamoci, dunque, tolleranza, rispetto e comprensione reciproca.
Ovviamente, lo ripeto, non si fa di tutta l’erba un fascio. Ma sono le piccole spie del nostro comportamento a segnare più da vicino la percezione della sicurezza e qualità del nostro vivere.
Poi i problemi li impareremo ad affrontare, giorno dopo giorno, ma andando all’essenziale.

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L'autore

Gianni Zen

Gianni Zen, laureato in filosofia, ha dedicato la sua vita professionale alla scuola, prima come docente e poi come dirigente scolastico in importanti scuole del vicentino quali l’Istituto Rossi di Vicenza e il Liceo Brocchi di Bassano. Sotto la sua guida il liceo bassanese ha conosciuto una crescita repentina fino a diventare il secondo istituto d’Italia per numero di ragazzi frequentanti. Persona estremamente attiva, è da sempre sostenitore di una grande riforma del mondo della scuola. In “Spazio Zen” dirà la sua su temi di attualità legati al mondo della scuola e del lavoro.