CULTURA

Scansarse e asar pesar

Marco F. Zonta
Marco F. Zonta
30 agosto 2023
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Scansarse e asar pesar
Scansarse e asar pasar.

Forse vi sembrerà strano che in un mondo fatto di automobili sempre più grandi e incredibilmente accessoriate io giri ancora su una minuscola Citroen 2cv Charleston gialla e nera del 1978. Eppure sappiate che con la mia vistosissima macchinetta, dalla cilindrata ridicolosamente bassa, negli anni ho viaggiato tantissimo guadagnandomi persino da vivere usandola all’estero per fare lo chauffeur di matrimoni, la guida turistica, il taxista abusivo e, dopo che mi sono inventato di metterci una console sul tettuccio, persino il Dj itinerante.
Beh, qualche settimana fa, mentre guidavo per le strade del trevigiano, a un certo punto mi sono trovato improvvisamente sotto un acquazzone terribile che minacciava di girarsi in grandine. Con il minuscolo tergicristalli che mi invocava pietà e il vetro appannato che non mi faceva vedere a un palmo dal naso, appena ho visto un cavalcavia della superstrada mi ci sono infilato sotto, parcheggiando giusto davanti a un camper azzurrino. Guardando il cielo che diventava, di minuto in minuto sempre più nero, mi sono messo quindi a riflettere su un altro fondamentale aspetto storico poco conosciuto dai Veneti: la fine della gloriosa Serenissima Repubblica di Venezia.
I testi scolastici dicono semplicemente che spinto dall’irresistibile vento della Rivoluzione Francese a un certo punto Napoleone, arrivato nelle terre ormai decrepite della Serenissima, se l’è conquistata. Punto. Del perché e tantomeno del come a noi poveri mortali non è dato sapere.
Beh, vuoi perché sotto il ponte c’era poca luce o vuoi per il tamburellare ipnotico della pioggia sull’asfalto, ecco che, appena chiudo gli occhi quel tanto che basta per una veloce pennichella, manco a dirlo arriva lui... sempre lui: Antenore, mitologico progenitore dei Veneti, fondatore di Padova, ecc. ecc.
“Verxeme a portoea Zonta! Dai movate che slavaia!” Mi fa con la sua voce grossa il mio spirito guida. “E comunque xe scominsià tuto par colpa de quel cancaro de el Conte di Lilla!”.
“Di chi?” Faccio io. “Il Conte di che?”.
“Ma si Zonta! A Republica xe ndà in mona par colpa de sto pandoeo che ga tirà su casini pa mexa europa! Mi risponde allungandomi un tablet. “Varda qua.”
La pagina di Wikipedia è sulla biografia di Luigi XVIII re di Francia, chiamato prima dell’incoronazione Conte de l’Ille, ma nelle Venezie conosciuto come Conte di Lilla. Non riesco a leggere più di una riga che improvvisamente mi trovo davanti al finestrino nientemeno che Nicolò Foscolo, detto Ugo, il più discusso letterato veneto al tempo dell’invasione francese. “Verxi anca da drio, dai! Che sò bombo!”.
La portiera posteriore si apre col Foscolo che sbraita in veneto. “Maedeta quea volta che ghe go creduo a quel tenente che se dixeva republicano e che ea fine se ga fato parfin imperatore!”.
“Beh dato che siete qua calmatevi e ditemi cosa è successo.” Faccio io. “Com’è caduta la Repubblica di Venezia?”.
“Tutto è cominciato con la Rivoluzione del 1789!” Continua il Foscolo. “Con i francesi che con la ghigliottina si liberano di quasi tutta la famiglia reale... dimenticandosi però del fratello del re, il Conte de l’Ille, che se l’era svignata dalla Francia appena in tempo. E indovina dove è andato a rifugiarsi?”.
“A Verona! Sto fiol d’un can xe ndà!” Ribatte Antenore. “Ne i teritori de a Republica! E così co lù scominsia tuti i casini!”.
“In che senso?” Rispondo ai due. “Cosa centra sto tizio? E poi perchè da lui sono cominciati i problemi?”.
“Parché i rivoluzionari francesi i o voeva indrio... ma il governo Veneto no podeva dargheo par no far un torto ae monarchie de Inghiltera, Austria, Russia e Prussia che ghe dixeva invese de tegnerseo. E insoma el Doge aa fine ghe ga dito a sto Conte che podeva sì restar a Verona, ma cò discresion. E invese sto mona dopo poco ga tacà a ndar dire in giro che lù xera el legitimo Re de Francia!” Continua Antenore rabbioso. “E figurarse come che i se a ga ciapà a Parigi!”.
“E quindi?” Domando guardando i due. “Poi cos’è successo?”.
“Quando aa fine el Doge ghe dixe al Conte de sloggiare... xera ormai masa tardi xà che da quel momento tuti i governi d’Europa i vardava co l’ocio storto a Repubblica Veneta che co a scusa de a so neutralità gaveva fato incasare tuti... e Napoleone se ne ga aprofità nea guera co l’Austria!”.
Rispolverando i miei neuroni ricordo infatti il Bonaparte che, poco dopo, attraversate le Alpi vince l’esercito piemontese e punta su Milano, al tempo governata proprio dagli Austriaci. C‘è da dire che il giovanissimo Napoleone in quella guerra, oltre a essere strategicamente forte, rappresentava anche il “nuovo che avanza”, era ovvero il perfetto portabandiera di quei modernissimi ideali di Libertè, Fraternitè e Ugualitè che tanto facevano vibrare gli animi di giovani intellettuali e borghesi di tutta Europa.
“Bravo!” Mi fa Ugo. “E così che quando l’esercito francese è alle porte di Milano la guarnigione austriaca, si spaventa così tanto che molla la città e scappa direzione di Vienna!”.
“Ma per tornare in Austria avrebbe dovuto passare per il Brennero!” Mi viene da dire. “E quindi entrare illegalmente nei territori della Serenissima e per città, come Bergamo e Brescia, annesse alla Repubblica Veneta da 400 anni!”.
“E infati xe scominsià tuto così!” Mi dice Antenore. “L’esercito austriago pasa de corsa el confino e se posiziona proprio a Bergamo co i comandanti veneti che i ghe toca asarli fare... parchè il Doge da Venesia ghe gaveva dito de star tranquii e che tuto saria sta gestio da el nostro ambasciator a Vienna.” E continua. “I francesi, manco a dirlo i fa a stesa roba e i va a Brescia co de novo i comandanti veneti che i alsa e man. Anca par lori l’ordine xera “neutralità non armata” e asar fare al nostro ambasiator a Parigi”.
“Poi però gli austriaci, visto l’andazzo, subito dopo occupano Peschiera e i Francesi Desenzano.” Fa il Foscolo. “Le Genti Venete a quel punto vogliono insorgere contro gli invasori e chiedono aiuto a Venezia che invece continua a ordinare ai suoi comandanti di alzare le mani, consegnare roccaforti e armi senza colpo ferire.”
“Se Venezia almanco gavese scoltà e supliche de e so Genti!” Sospira Antenore.
Morale della favola alla fine i due contendenti nell’aprile del ’97, mentre a Verona la popolazione si ribellava spontaneamente alle truppe francesi, a Leoben (AT) veniva siglato un pre-accordo in cui Napoleone, in cambio del Belgio, riconosceva all’Austria tutti i territori veneti occupati. Dal trattato restava ancora fuori però la ricchissima Venezia... e Bonaparte da bravo giocatore la partita per quella città non se l’era ancora giocata!”.
“Si vou plait messier Zonta... je peux antrè?” Quando sento la voce mi giro e vedo un bel tipo in divisa napoleonica. “A proposito bela machina!” Mi fa. “La 2 chevoux c’est tres jolie!”
“E questo chi è?” Chiedo guardando Antenore.
“Ciao Laugier!” Dice il Foscolo al nuovo arrivato. “Dai! Di qua al bocia cosa hai combinato quella volta a Venezia con la tua nave da guerra!”.
“Ah mon die!” Fà il francese. “Napoleone quel giorno mi ha chiamato e mi ha detto: parti con Le liberatoir d’Italie, e forza l’entrata del porto di Venezia. E vedi di farti sparare addosso! ...che mi serve una scusa per dichiarare guerra alla Capitale della Serenissima.”
Non ci crederete ma è andata così. Laugier con la sua nave da guerra si piazza davanti di fronte al forte di S. Andrea. Lì gli viene intimato il primo l’alt... ma lui procede. Ancora un alt! E lui ancora avanti. Alla fine gli viene sparato contro un colpo di cannone che sfiga vuole che lo prenda in pieno. Così mentre Napoleone subito dopo dichiara guerra alla Serenissima, il governo di Venezia, statico, indolente e pieno di paura, cedendo a un colpo di stato ben orchestrato dai filo-francesi, abbandona di botto l’intero popolo veneto e dichiara a sua volta la disonorevolissima fine della Serenissima Repubblica Veneta (12 maggio 1797).
I miei ospiti escono improvvisamente dal sogno quando sento il motore del camper dietro di me che si accende. Appena apro gli occhi mi accorgo che ha ormai smesso di piovere e che due tipini sorridenti mi fanno segno di spostarmi per lasciar uscire il loro sgangherato camper targato Francia. All’inizio vedere quella Fr sulla targa mi fa tornare in mente Napoleone e quel mezzo Louvre fatto di opere d’arte rubate alle nostre terre. Poi guardo bene la coppietta: entrambi avranno al massimo 25 anni, sono bellissimi, pieni di vita e affamati di esperienze. Vedere i loro occhi mi fa subito pensare per contrasto alla nostra moderna società veneta tornata a essere così statica e indolente da aver trasformato molti trentenni di oggi in innocui e sprovveduti mocciosi che chiusi nei loro piccoli igienizzati mondi continuano a “fare i bravi” vivendo a casa con i genitori e perdendo così gli anni più entusiasmanti della loro vita dietro a spriss, socials, calcetto e monade varie.
Dallo specchietto riguardo un attimo ancora i due francesini e subito non ci penso più. Accendo la mia piccola Citroen e li saluto con un sorriso carico di ricordi esaltanti: “Ciao tosi. Altro che “fare i bravi!” Fasighine aio! E... bom voyage!”.
Quindi me scanso e i aso pasar.

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L'autore

Marco F. Zonta

Classe ’71, bassanese. Laureato in lettere e Arte al Ca’ Foscari di Venezia è uno studioso sfegatato di Storia e Cultura Veneta che da oltre vent’anni idea, crea e sviluppa progetti multimediali (portali e siti web, video sperimentali, documentari, guide cartacee multilingua, libri e riviste) legati al mondo dell’intrattenimento giovanile. Profondo conoscitore dell’Emigrazione Veneta ha vissuto e lavorato per oltre un decennio all’estero mantenendo stretti contatti con le nostre comunità in Australia, Brasile e Argentina e collaborando con diverse Università e Centri Culturali sudamericani. Da un anno ha pubblicato un simpatico libretto illustrato composto da oltre 100 pillole su Storia, Cultura e Tradizioni Venete (on line si trova su www.venetoeveneti.com). Il 1° di marzo, in occasione del Capodanno Veneto (Cao de Ano o Batimarso), Marco inaugura CEA VENETIA wwww.ceavenetia.org, un’associazione culturale che ha come obiettivo far conoscere al mondo l’enorme patrimonio storico-culturale veneto attraverso innovativi progetti multimediali leggeri e comunicativi.