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AI Act: l'intelligenza artificiale ora ha delle regole

Aldo Benato
Aldo Benato
30 settembre 2026
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AI Act: l'intelligenza artificiale ora ha delle regole
Avete mai sentito parlare di AI Act?
Il nome potrebbe sembrare quello dell’ennesima normativa europea destinata agli addetti ai lavori. In realtà, invece, riguarda sempre più da vicino imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni, ove l'AI è spesso già entrata in sordina e senza destare la doverosa attenzione. 

L’AI Act è il Regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. È entrato in vigore nel 2024 e le sue regole stanno diventando applicabili progressivamente. Il principio di fondo è semplice: maggiore è il rischio che un sistema di AI può creare per le persone, maggiori sono gli obblighi da rispettare.
Il primo problema, però, è capire dove si trovi oggi l’intelligenza artificiale in azienda.
È facile pensare a ChatGPT o Copilot. Meno immediato è accorgersi dell’AI già incorporata nei programmi di uso quotidiano. Google Workspace, ad esempio, integra Gemini in Gmail per riassumere conversazioni, aiutare nella scrittura o individuare attività da svolgere; Google Meet può trascrivere riunioni, prendere appunti e predisporre riepiloghi. A questi si aggiungono CRM, gestionali, software per il marketing, strumenti per la selezione del personale, chatbot e servizi cloud che integrano sempre più funzioni basate sull’intelligenza artificiale.
Un’azienda, quindi, potrebbe già utilizzare diversi sistemi di AI pur essendo convinta di non utilizzarla affatto.

L’AI può essere estremamente utile: permette di automatizzare attività ripetitive, risparmiare tempo, analizzare grandi quantità di informazioni e migliorare la produttività. Il problema non è quindi se utilizzarla, ma come utilizzarla correttamente. Ed è qui che entra in gioco l’AI Act.
Gli obblighi non riguardano soltanto chi sviluppa sistemi di AI, ma anche i meri utilizzatori. Già dal 2 febbraio 2025 le organizzazioni devono adottare misure per garantire un adeguato livello di alfabetizzazione delle persone che utilizzano questi sistemi basati sull'AI. Dal 2 agosto 2026, invece, si applicano specifici obblighi di trasparenza. Ora deve essere chiaro, ad esempio, se una persona sta interagendo con un sistema di AI, se si è di fronte a un deepfake o se vi è un sistema di riconoscimento delle emozioni.
Per i sistemi considerati ad alto rischio gli obblighi possono essere ancora più rigorosi, con esigenze di supervisione umana, gestione dei rischi, registrazione delle attività e specifiche procedure di controllo.

Per questo oggi un’impresa dovrebbe almeno sapere quali strumenti di AI utilizza, chi li utilizza, per quali attività, con quali dati e con quali effetti sulle persone.
Forse, quindi, è arrivato il momento per molte aziende di guardarsi allo specchio.

Fare una fotografia della propria organizzazione e chiedersi: quali sistemi di intelligenza artificiale sono già entrati nei nostri uffici? Chi li usa? Per fare cosa? Sono state date istruzioni ai dipendenti? Esistono obblighi di informazione o altre regole da rispettare?

Il primo passo per adeguarsi all’AI Act è molto semplice: scopriamo quanta intelligenza artificiale stiamo già utilizzando. Il secondo, è scontato: studiamo le regole, e rispettiamole!

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L'autore

Aldo Benato

Aldo Benato è un avvocato specializzato nella gestione e tutela dei dati personali e aziendali e in materia di criminalità informatica. Avvocato presso il Foro di Treviso e Data Protection Officer certificato ai sensi della norma UNI 11697, si occupa da anni di diritto e informatica e ha maturato una consolidata esperienza in materia di privacy & data protection, criminalità informatica e diritto della Rete. Parallelamente, matura una forte esperienza nel settore della formazione per scuole, aziende, professionisti e Forze dell'Ordine. Recentemente ha scritto il libro "Dizionario del Web - La guida per capire" (www.dizionariodelweb.it), uno strumento pensato per aiutare a sfruttare il web e la tecnologia con maggiore consapevolezza.