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Imparare la tolleranza (e anche l’intolleranza se serve) si può.

Sebastiano Zanolli
Sebastiano Zanolli
02 settembre 2026
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Imparare la tolleranza (e anche l’intolleranza se serve) si può.

La lezione di Paul Ricoeur applicata agli attriti sul lavoro fra generazioni.

In molte aziende la scena è familiare.
Un giovane propone un’idea nuova.
Un collega più esperto sospira e ricorda come quelle cose siano già state tentate.
Oppure l’opposto, "mutatis mutandis".

Non succede niente di drammatico, eppure nell’aria resta una tensione sottile che separa le generazioni più di quanto sembri.
Ripensando a queste dinamiche mi torna utile il filosofo francese Paul Ricoeur.

Ha dedicato gran parte della sua vita a capire come le persone possano convivere senza cancellare le differenze.

Per lui la tolleranza non è un’educazione al sorriso. È un lavoro.

  1. Si comincia dalla semplice sopportazione, quando si accetta l’altro solo perché non si ha scelta.
  2. Poi si passa a una fase più matura, in cui si cerca di comprendere il modo di pensare altrui anche quando non lo si condivide.
  3. Più avanti ancora si riconosce che ciascuno ha il diritto di seguire la propria idea di una vita buona.

In quel punto la tolleranza non è più trattenersi. Diventa una decisione.

Ricoeur avverte anche un rischio però.

4. Se si accetta tutto senza più interrogarsi, la tolleranza si trasforma in indifferenza.
Per questo introduce il concetto di intollerabile, cioè quel limite oltre il quale la convivenza si spezza.

Lo si riconosce grazie a un’emozione precisa, l’indignazione, un sentimento che segnala una ferita alla dignità.
Quando estendo e provo ad applicare, magari in modo poco ortodosso, questo schema nelle situazioni aziendali, il quadro mi si chiarisce.
Le incomprensioni generazionali non rientrano nell’intollerabile.

Sono spesso il segnale di una fatica reciproca nel riconoscere la storia, la formazione e la sensibilità dell’altro.
Un collega più anziano può scambiare l’urgenza di un giovane per impazienza.
Un giovane può leggere la prudenza di un senior come immobilismo.
Ricoeur aiuta a mio parere a leggere queste tensioni con uno sguardo meno difensivo e più curioso.

Nello stesso tempo il suo pensiero mostra anche il punto però in cui la collaborazione non è più una questione di stili, ma di giustizia.
Mancanza di rispetto.
Esclusione deliberata.
Disprezzo per l’età.
Ageismo.
Qui l’indignazione e quindi l’intolleranza diventa legittima perché protegge la dignità delle persone e la qualità del patto di lavoro.

Ricoeur parla del desiderio di una vita buona, con e per gli altri, dentro istituzioni giuste.
Nel lavoro questo significa costruire spazi in cui ogni generazione possa portare il proprio contributo senza sentirsi costretta a difendersi.
Significa lasciare che la differenza generi possibilità invece di sospetti, insomma creare una Noitudine©.

Mai vissuto una situazione intollerabile?
Mai tollerato senza diventare indifferenti?
Il futuro del lavoro sarà dato anche dalla qualità di queste risposte.

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L'autore

Sebastiano Zanolli

“Fare raggiungere ad individui e squadre i propri obiettivi professionali, mantenendo la propria umanità” è la ricerca e la sfida che Sebastiano Zanolli si è dato negli ultimi 25 anni e che continua ad approfondire. Un caso abbastanza raro di formatore che continua testardamente a lavorare in azienda fondendo la pratica con la teoria. Nato nel 1964, dopo la laurea in Economia presso l’Università Ca’ Foscari, ha maturato esperienze significative in ambito commerciale e marketing, ricoprendo posizioni di responsabilità crescente: ha occupato i ruoli di Product Manager, Brand Manager, Responsabile Vendite, Direttore Generale ed amministratore delegato di brand di abbigliamento in aziende come Adidas e Diesel. Si è occupato di politiche di Employer Branding come consulente di Direzione e presta la sua opera sulle strategie e progetti di Heritage Marketing. È autore di 7 volumi di grande successo: “La grande differenza” (2003), “Una soluzione intelligente” (2005), “Paura a parte” (2006), “Io, società a responsabilità illimitata” (2008), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” (2011), “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi” (2014), “Risultati solidi in una società liquida” (2017). Tutti i libri sono editi dalla Franco Angeli.