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Sapere, Sapare, Sapore: Lo Spirito d’Impresa di Jacopo e di tutta la famiglia

Anna Zaccaria
Anna Zaccaria
02 settembre 2026
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Sapere, Sapare, Sapore: Lo Spirito d’Impresa di Jacopo e di tutta la famiglia

Intervista a Jacopo delle Distillerie Poli

A cura di Anna Zaccaria

POLI è nata nel 1898 dal bisnonno e poi fino ad oggi di padre in figlio fino a lei, Jacopo e ai suoi fratelli… una grande storia …

L’anno di fondazione delle distillerie è il 1898 ma tutto inizia nel 1885 con il bisnonno Giobatta (anche detto "naneto") che in quell’anno si trasferisce da Gomarolo a Schiavon, prevedendo il passaggio della futura linea ferroviaria tra Vicenza e Bassano del Grappa (la mitica Vacamora). La scelta fu strategica e favorita anche dalla presenza di parenti in paese. A Schiavon acquista il locale che oggi è la reception della distilleria, anticamente "l’osteria al cappello", dove si vendevano vino e cappelli di paglia.

Dalla relazione con i produttori di vino nasce l’idea di acquistare anche la vinaccia: in un’epoca in cui il riuso era prassi, la distillazione della vinaccia diventa il naturale sviluppo dell’attività. Questo contesto di economia circolare spontanea rese comune la nascita di distillerie territoriali, piccole e molto diffuse.

Dal bisnonno Giobatta, l’attività passò al figlio Giovanni (mio nonno) che ebbe 4 figli: due maschi (Antonio detto Toni, mio padre, e Giovanni) e due femmine: la maggiore venne liquidata al matrimonio, mentre la seconda Lisetta lavorò con i fratelli e si distinse per il grande intuito commerciale. Mio padre e lo zio avevano visioni troppo diverse: mio padre Antonio era un’amante dei viaggi, amava la bella vita, non era sicuramente l’emblema dell’imprenditore veneto che si dedica completamente all’azienda.

Alla fine i fratelli si divisero e si accordarono: mia madre investì tutti i suoi soldi nel rilevare le quote dello zio. Il contesto però era a dir poco disastroso: il settore si stava industrializzando sempre più, i prezzi e la marginalità diventavano sempre più bassi, le grandi distillerie facevano il mercato. Per di più la grappa era sempre più percepita come un prodotto di basso profilo.

La divisione tra i fratelli ha lasciato in eredità un indebitamento gravissimo, con interessi intorno al 23%, e vendite spesso in perdita.

Tra il 1976 e il 1982-1983 i margini erano inesistenti: più si vendeva, più si accumulavano debiti. Ricordo che appena entrai in azienda dopo la fine del servizio militare venni chiamato dal direttore della Cassa di Risparmio di Sandrigo che mi ritirò il libretto degli assegni: per lui noi eravamo già falliti!

Il salvataggio fu reso possibile grazie all’aiuto di un commilitone di mio padre che ci prestò dei soldi e grazie alle zie di mia madre che le donarono i loro risparmi affinché fossero investiti nella distilleria.

Nel frattempo eventi avversi colpirono la struttura: un incendio nel 1976 e la grande nevicata del 1985 compromisero i tetti. Per 10-11 anni abbiamo lavorato senza tetto, privi dei fondi per ricostruire.

Famiglia Poli 1889
Famiglia Poli

In quegli anni voi fratelli siete entrati tutti in azienda…

Io e Barbara, entrambi ragionieri, siamo entrati in quegli anni difficili e la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di analizzare i numeri: siamo partiti dai costi per costruire i nostri prezzi e poi abbiamo messo in evidenza le inefficienze.

In un settore sempre più industrializzato abbiamo pensato a cosa potesse permetterci di distinguerci. L’intuizione strategica è stata quella di valorizzare ciò che i grandi non possono imitare ossia il metodo di distillazione antico, capace di generare grappe di qualità superiore rispetto agli impianti industriali. Nacque così, dal 1987, una nuova linea prodotti e un riposizionamento sostanziale. Nel frattempo anche i miei fratelli Giampaolo e Andrea entrarono in azienda portando il loro contributo fondamentale.

Io che di carattere sarei un po’ schivo ho dovuto mettermi in gioco aprendo nuovi mercati prima esteri e poi in Italia fuori provincia e regione. Non c’era un piano strategico, era puro istinto di sopravvivenza.

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, dopo anni di sforzi su organizzazione, produzione, logistica, amministrazione, finanza e distribuzione, cominciammo a vedere la "luce" sul piano economico-finanziario. Col senno di poi, se guardo a tutto quello che abbiamo fatto, penso che il percorso sia stato più lungo e duro del previsto, al limite dell’impossibile; eppure ce l’abbiamo fatta!

Andrea e Jacopo che lavorano presso Poli Distillerie

Qual è la sua idea di impresa?

econdo me un imprenditore deve fare qualcosa che abbia senso e che rappresenti dei valori. Le bevande alcoliche sono voluttuarie, non necessarie, eppure capaci di abbellire la vita, di ancorare emozioni e ricordi. I prodotti devono giustificare lo sforzo economico richiesto e dare piacere al consumatore. La grappa nel tempo ha avuto funzioni diverse - curare, riscaldare, dare piacere - e il portafoglio prodotti Poli rispecchia questa stratificazione storica. Il "perché" di un’impresa deve essere chiaro sia per chi la porta avanti che per il cliente.

Cellar Poli Distillerie

Per cosa le piacerebbe essere ricordato?

Per non aver fatto grossi danni. Ho cercato nel tempo di diventare più consapevole delle mie azioni e di limitare gli errori. A volte, l’obiettivo non è fare le cose giuste ma evitare quelle sbagliate.

Quali sono i valori importanti per lei, come uomo e come imprenditore?

Non ho mai ragionato in termini di "valori" dichiarati, ma se guardo a ciò che faccio e a come lo faccio penso emergano e sono il rispetto per il prodotto, per i consumatori, la perseveranza (consistency), l’affidabilità nel mantenere le promesse, la longevità delle relazioni con collaboratori, fornitori e partner.

Qual è la parte migliore del suo lavoro?

Sicuramente la varietà delle situazioni quotidiane: ogni giorno è lo stesso "minestrone" ma ogni cucchiaiata porta qualcosa di diverso. È al tempo stesso fonte di stress e di vitalità - non c’è routine che annoi.

Cosa le piace meno?

Mi dispiaccio davvero molto quando le relazioni si interrompono. Per natura sono riservato e per me le relazioni sono importantissime: quando funzionano mi fanno stare bene, quando si rompono - siano essere relazioni di lavoro o di amicizia - ne soffro molto.

Poli HERBALIS Amaro officinale

Come nasce un nuovo prodotto?

I prodotti nascono dalle richieste di mercato esplicite o latenti, compatibilmente con le capacità e le competenze produttive. La stratificazione dei prodotti riflette abitudini e costumi che si sono succeduti nei secoli: infusioni di botaniche "per curarsi"; prodotti giovani "per riscaldarsi"; invecchiati "per edonismo e gratificazione personale". La nostra gamma attuale ha circa quaranta referenze e integra storia e innovazione: liquori (infusioni di bacche, radici, fiori, foglie, erbe), grappa (figlia della vinaccia) e brandy (figlio del vino). Nell’85 abbiamo inserito i distillati d’uva; nel 2012 il progetto Gin ci ha aperto a pubblici più trasversali e dialoga con la miscelazione; tra 2013 e 2015 è stata la volta del Whisky che si sta sviluppando molto a livello europeo e in Italia (ad oggi siamo una decina di distillerie). La liquoristica rinasce (vermouth, sambuca, camomilla) e la grappa si amplia in vitigni e invecchiamenti. Il mercato chiede novità frequenti, ma la realtà produttiva e commerciale impone equilibrio. La vera sfida è capire cosa togliere, non cosa aggiungere.

Poli Whisky Segretario di Stato

E tutti vien fatto in modo artigianale…

Siamo "super artigiani". Tutta la produzione avviene a mano, con operatori umani che validano ogni fase. È sempre l’uomo a prevalere sulle macchine, anche quando queste esistono. Una recente legge vieta peraltro l’uso del termine "artigiano" come claim di qualità senza iscrizione all’albo, cosa che ovviamente noi abbiamo.

Tutti le nostre referenze sono prodotte nel nostro stabilimento a Schiavon. Il parco alambicchi cresce per stratificazione: alle 3 caldaie originali della fondazione se è aggiunta una quarta nel 1959, altre quattro nel 1964, e ancora nel 1985 (totale 12), poi due a bagnomaria nel 2001 e due a bagnomaria sottovuoto nel 2010. Tre impianti di distillazione diversi offrono una flessibilità rara, idonea a gin, grappa, whisky e brandy.

Il ciclo di distillazione concentra gran parte del lavoro in circa tre mesi. Da fine agosto a ottobre. Poi ci sono i lavori di invecchiamento, imbottigliamento e vendita.

Quali sono i sogni per il futuro?

Il mio sogno è che l’azienda prosegua nelle mani della prossima generazione con mio figlio Giobatta, 15enne che mi sembra appassionato di questo lavoro, assieme alle tre nipoti: lavorare insieme, se si trova equilibrio, è meglio che lavorare da soli.

Spero davvero che lavorino insieme come abbiamo fatto noi 4 fratelli, trovando un equilibrio nel reciproco rispetto e valorizzazione delle competenze pur nella diversità dei caratteri. Abbiamo avuto dimostrazione che se ci si divide tutto è difficilissimo.

Poli Museo della Grappa

Le distillerie Poli hanno creato il primo museo dedicato alla Grappa. Come è nata l’idea?

L’idea del Museo è stata di mia moglie che è figura fondamentale per me, la mia famiglia e l’azienda. Sempre al mio fianco, mai frenante. Il suo valore, talvolta poco visibile, è mettere l’armonia familiare davanti a tutto, smussando tensioni e rafforzando i legami.

Come dicevo all’inizio, fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 l’economia italiana si basava sul riuso e sulla prossimità, la vinaccia veniva trasportata a piedi, in bici o in carretto, era una materia prima di poco valore e questo fece nascere micro distillerie locali: circa 50 solo in provincia di Vicenza, 2000 in Italia concentrate nell’arco alpino, con presenze anche in Lombardia, Piemonte e Puglia. Fra gli anni 50 e 70 l’industrializzazione con la sua maggiore efficienza, i prezzi bassi, una distribuzione organizzata e comunicazione aggressiva ha messo in difficoltà gli artigiani e tantissimi hanno chiuso.

Il nostro Museo vuole preservare la memoria delle distillerie scomparse e di quel sapere antico.

La grappa, un tempo associata al "Rasentin", associata ai muratori nei cantieri, alla rudezza, ha iniziato a trasformarsi, specie in Italia. Pur non avendo l’aura di "Cognac" o "Whisky", può parlare alle nuove generazioni nella sua autenticità e semplicità, senza banalità: un prodotto "vero" per chi non deve dimostrare nulla. L’azienda ha lavorato sulla cultura di prodotto, sugli stereotipi contadini, radicando la sua identità nel territorio bassanese.

Poli Distillerie - old cellar

Perché visitare le distillerie Poli e il museo?

Nelle nostre visite guidate vogliamo far vivere l’esperienza di un’azienda che tutela la memoria storica guardando al futuro. Il percorso di visita integra museo, impianti produttivi, cantina d’invecchiamento e degustazione, trasformando il "sapere" custodito in museo, in "sapare" (fare) e quindi in "sapore".

L’ospitalità non è accessoria: dalla metà degli anni ’80 l’azienda accoglie visitatori, e ciò innesca un miglioramento continuo degli spazi e delle prassi, fino a concepire tre livelli d’esperienza calibrati su tempo e interesse. Contro le aspettative, le visite lunghe da due ore e mezza risultano preferite rispetto a quelle brevi da un’ora. Le scuole sono ospiti privilegiati: le visite sono gratuite, viste come formazione per il futuro. Tra il 2022 e fine 2025, 3968 studenti di 173 istituti, dall’asilo ai post-laurea, hanno visitato le strutture. Il marketing viene inteso come rete di relazioni umane che rendono la vita più bella, con progetti culturali (es. Resistere) coerenti con la nostra storia di resistenza. L’azienda custodisce memoria e, insieme, guarda avanti con tecnologie all’avanguardia.

La nostra visione integra produzione, cultura e esperienza: siamo veri e propri operatori dell’ospitalità che producono grappa e, allo stesso tempo, conoscenza ed emozioni.


immagine distillerie aperte

Distillerie aperte presso Poli

Domenica 4 ottobre 2026

  • Ingresso su prenotazione
  • Posti limitati
  • Costo di € 15

Poli Distillerie - Via Marconi 46 a Schiavon (VI) - 0444 665007 - [email protected]

Foto: © Poli Distillerie

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L'autore

Anna Zaccaria

Mille cose da fare ma non si tira mai indietro, troppo buona ma con grinta da vendere. Amante dei numeri, Anna è una vera esperta delle logiche e stratega del web marketing. Ha maturato una lunga esperienza nella gestione di progetti complessi di comunicazione digitale, mirando sempre alla concretezza e ai risultati.