Da qualche tempo ragiono sulla vita dividendola idealmente in Quattro Quarti, prendendo come riferimento una longevità di cento anni.
Q1: 0–25 anni. Crescita, formazione, prime scelte.
Q2: 25–50 anni. Costruzione: lavoro, famiglia, carriera, responsabilità.
Q3: 50–75 anni. Maturità: una parte importante della vita è già stata costruita e rimane ancora molto spazio per cambiare.
Q4: 75–100 anni. Un periodo in cui cambiano progressivamente il rapporto con il lavoro, le energie, le responsabilità e le priorità.
Il numero cento è semplicemente l’orizzonte di longevità che uso per costruire la mappa. Le età servono a orientarsi, perché ognuno attraversa questi passaggi a modo proprio.
La domanda che mi interessa è un’altra: quanto margine abbiamo davvero per decidere come vivere la seconda metà della nostra vita?
Quando parliamo di reinventarsi, di aprire un nuovo ciclo, di scegliere una nuova direzione, stiamo parlando di chi, esattamente?
Conosco persone che a sessant’anni stanno aprendo aziende, studiando, cambiando città. Conosco persone della stessa età che stanno assistendo un genitore malato, aiutando economicamente un figlio, cercando di tenere un lavoro che non amano più.
Vivono nello stesso quarto e hanno possibilità molto diverse.
Più osservo le persone attorno a me, più mi convinco che uno dei grandi privilegi della seconda metà della vita sia avere spazio di scelta.
Questo spazio dipende molto da ciò che abbiamo accumulato nel tempo.
Tre cose, principalmente.
La prima è l’energia.
Salute, interessi, curiosità, capacità di imparare e di adattarsi. Con gli anni alcune possibilità si riducono e altre possono prendere il loro posto. Conosco persone che continuano a cercare nuovi interessi, nuovi ritmi, nuovi modi di stare nel mondo. Conosco anche quanto possa essere difficile accettare ciò che progressivamente si perde. Questa capacità di adattamento è un capitale.
La seconda è il margine economico.
Il denaro compra libertà. Permette di dire qualche no, aspettare, ridurre il lavoro, affrontare un imprevisto, dedicare tempo a qualcosa che inizialmente rende poco. Cambiare lavoro a cinquantacinque anni richiede risorse quando ci sono un mutuo, un genitore da assistere o un figlio ancora economicamente dipendente. La libertà di scegliere ha anche un bilancio.
La terza sono le relazioni.
L’Harvard Study of Adult Development segue vite adulte dal 1938. Tra i risultati più interessanti emerge il peso della qualità delle relazioni sul benessere e sulla salute negli anni successivi. Sono le persone che abbiamo intorno quando qualcosa cambia. Quelle a cui possiamo telefonare. Quelle con cui possiamo confrontarci. Relazioni capaci di attraversare anche il disaccordo e le fasi difficili. Anche questo capitale richiede anni per essere costruito.
Per qualcuno Q3 sarà il momento di cambiare mestiere, fondare un’impresa, tornare all’università, trasferirsi.
Per molti sarà il momento di amministrare bene quello che hanno.
Energia. Denaro. Relazioni. Tempo. Responsabilità.
La vita distribuisce le carte in modo diseguale. Chi arriva nella seconda metà con meno capitali accumulati dispone anche di meno margine per giocarle come vorrebbe. Per questo Q3 e Q4 si preparano molto prima.
Prendersi cura del corpo, continuare a imparare, mettere da parte risorse, coltivare relazioni importanti, mantenere vive le proprie competenze significa aumentare le alternative disponibili negli anni successivi.
Poi arriveranno gli imprevisti, le perdite, le responsabilità e la fortuna.
Rimane il margine che abbiamo costruito e quello che le circostanze ci hanno lasciato.
A volte ampio. A volte molto piccolo.
È da lì che possiamo cominciare.